
Luigi Condorelli de Fiore è stato uno dei grandi clinici della medicina italiana del Novecento: cardiologo, patologo, biochimico e accademico, è ricordato come uno dei fondatori della cardiologia italiana moderna e come maestro di una vasta scuola di medicina interna. La sua attività attraversò quasi mezzo secolo di vita universitaria, dalle prime ricerche di laboratorio fino alla guida delle più importanti società scientifiche nazionali e internazionali della disciplina.
Origini e formazione
Nacque a Roma il 28 maggio 1899, mentre il padre vi trascorreva un periodo di studi, ma le sue radici erano siciliane. Il padre, Mario Condorelli, era professore di parassitologia all’Università di Catania, e la frequentazione dei laboratori paterni stimolò precocemente la sua vocazione scientifica. Fu fratello del filosofo del diritto Orazio Condorelli.
Conseguita la maturità classica a sedici anni, presentò la sua prima comunicazione scientifica all’Accademia Gioenia di Catania, dedicata al sistema nervoso di un parassita di un pesce. Iscrittosi alla facoltà di Medicina dell’Università “La Sapienza” di Roma, interruppe gli studi per partecipare alla Prima guerra mondiale, prima di laurearsi nel 1922. Dopo la laurea si trasferì a Napoli, presso la scuola di Giuseppe Zagari, e trascorse alcuni mesi a Vienna — allora uno dei massimi centri della medicina europea — dove si dedicò alla fisiopatologia cardiaca sotto la guida di Karl Frederik Wenckebach, entrando in contatto con la nascente tecnologia dell’elettrocardiografia.
La carriera accademica
Negli anni napoletani conquistò in rapida successione la libera docenza in tre discipline: chimica biologica nel 1924, patologia medica nel 1926 e clinica medica nel 1927. Vinto il concorso a cattedra, fu chiamato come professore di Patologia speciale medica all’Università di Cagliari a partire dal 1934, per trasferirsi quindi all’Università di Bari nel 1935.
Dal 1938 approdò all’amata Catania, dove insegnò per oltre un decennio — prima patologia medica e poi clinica medica — ricoprendo anche, durante gli anni della Seconda guerra mondiale, il ruolo di preside della facoltà di Medicina. Nel 1952 si trasferì definitivamente alla Sapienza di Roma, dove diresse l’Istituto di Patologia medica e metodologia clinica e, dal 1956, quello di Clinica medica generale e terapia medica, mantenendo l’incarico fino al collocamento a riposo, il 31 ottobre 1969.
Fu promotore e direttore di scuole di specializzazione in cardiologia, dando vita a una scuola clinica di straordinaria fecondità: più di venti suoi allievi raggiunsero l’apice della carriera universitaria diventando professori ordinari, mentre moltissimi altri lo affiancarono nell’attività accademica, scientifica e ospedaliera. A testimonianza della sua eredità, gli sono stati dedicati busti bronzei nella Clinica medica della Sapienza e in quella di Catania, a lui intitolata.
L’attività scientifica
La produzione scientifica di Condorelli fu vastissima e spaziò dalla biochimica alla fisiopatologia, dalla diagnostica alla clinica, pur restando centrata sull’apparato cardiovascolare. Già negli anni napoletani la sua attenzione per la precisione lo portò a distinguersi nella microchimica clinica e nella misurazione degli elettroliti nei liquidi biologici, sintetizzate nel manuale Tecnica microchimica applicata alle ricerche biologiche e cliniche (1930), su cui si formarono generazioni di biochimici clinici italiani.
In campo diagnostico introdusse per primo in Italia il pneumomediastino artificiale, una particolare tecnica radiologica che, insufflando aria nel mediastino, consentiva di evidenziare la morfologia degli organi mediastinici e l’eventuale presenza di formazioni patologiche — un contributo importante in un’epoca in cui ecocardiografia, TAC e risonanza magnetica erano ancora di là da venire. Mise inoltre a punto strumenti dedicati allo studio del circolo venoso (il flebotensiogramma), elaborando il concetto di “ipertensione venosa attiva”.
I suoi interessi spaziarono dalla sindrome di Morgagni-Adams-Stokes e i disturbi della conduzione, alla fisiopatologia delle pericarditi e della circolazione venosa, fino alla stenocardia e all’ipertrofia cardiaca. In questi ultimi campi le sue intuizioni cliniche — fondate sull’osservazione del paziente integrata da dati anatomo-patologici e sperimentali — anticiparono di decenni concetti poi confermati dalla cardiologia moderna, come il ruolo dello spasmo coronarico nell’ischemia grave e quello della fibrosi nell’evoluzione del cuore ipertrofico verso lo scompenso.
Riconoscimenti ed eredità
Figura di riferimento della medicina del suo tempo, Luigi Condorelli fu socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei e ricoprì la presidenza delle principali società scientifiche della disciplina: fu tra i soci fondatori della Deutsche Gesellshaft fur Kardiologie nel 1927, nel 1956 fonda la Società Italiana di Cardiologia di cui rimane presidente per molti anni, fu presidente della Società Europea di Cardiologia, della Società Italiana di Medicina Interna (dal 1973 al 1976) e della Società Italiana di Epatologia. All’Università Sapienza gli è stata intitolata l’aula magna della Clinica medica ed una strada nel Policlinico Umberto Primo così come a Roma ed in altri luoghi in Italia.
Uomo di vasta cultura — appassionato di arte e di musica, lettore instancabile e di solidi studi classici — negli ultimi anni si dedicò anche alla storia della medicina, con saggi su Andrea Cesalpino, Giovanni Battista Morgagni e sulla tradizione scientifica padovana. Morì a Roma il 18 febbraio 1985. La sua eredità sopravvive non solo nella vasta opera scientifica, ma soprattutto nel metodo clinico-sperimentale che trasmise ai suoi allievi e nella scuola cardiologica italiana che contribuì in modo decisivo a fondare.

Mario Condorelli
Tra gli allievi di Luigi Condorelli si può annoverare il figlio Mario, una delle figure più autorevoli della medicina interna e della cardiologia italiane della seconda metà del Novecento, capace di unire una lunga e prestigiosa carriera accademica a un significativo impegno nelle istituzioni della Repubblica, nato a Napoli il 19 luglio 1932 e scomparso nella stessa città il 4 marzo 2011.
Formazione e primi anni
Cresciuto tra Napoli e Catania, Condorelli si laureò in Medicina e Chirurgia presso l’Università Sapienza Roma nel 1956. Fin dagli esordi si orientò verso la medicina interna e la cardiologia, discipline che avrebbe coltivato per tutta la vita, sia sul piano clinico sia su quello della ricerca.
Negli anni successivi alla laurea consolidò la propria formazione accademica conseguendo la libera docenza in Patologia Medica e Metodologia Clinica nel 1961 e, successivamente, la libera docenza in Clinica Medica e Terapia Medica nel 1964. Proprio nel 1964 iniziò a operare come assistente presso l’Istituto di Patologia Medica dell’Università Sapienza di Roma, diretta dal Professor Mario Brufano, ambiente in cui mosse i primi passi della carriera universitaria.
La carriera accademica
Nel 1968 Condorelli divenne professore universitario ordinario, assumendo la cattedra di Patologia Speciale Medica e Metodologia Clinica e la direzione dell’Istituto di Patologia Medica dell’Università di Messina. La permanenza messinese fu relativamente breve: nel 1970 si trasferì all’Università di Napoli Federico II, l’ateneo con cui il suo nome sarebbe rimasto più strettamente legato.
A Napoli ricoprì per oltre tre decenni, dal 1970 al 2002, il ruolo di professore ordinario di Patologia Medica Interna, divenendo nel 1982 titolare della cattedra di Clinica Medica. Fu inoltre direttore della Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell’ateneo federiciano, contribuendo in modo decisivo alla formazione di generazioni di specialisti, non solo del Sud Italia. Uno degli aspetti più rilevanti del suo magistero fu proprio la creazione di una vera e propria scuola di medicina interna e di cardiologia: numerosi suoi allievi e collaboratori, almeno quindici, raggiunsero l’apice della carriera accademica diventando professori ordinari nelle università italiane.
L’attività scientifica di Condorelli fu significativa, con una produzione di oltre settecento pubblicazioni nei campi della fisiopatologia, della clinica e della terapia, di cui diverse centinaia apparse su riviste internazionali. Fu editore di sette opere scientifiche e autore di tre trattati di cardiologia, oltre che di numerose monografie in ambiti diversi della medicina interna, tra cui l’ematologia, l’immunologia clinica, la reumatologia e l’endocrinologia.
Negli ultimi anni di attività, dal momento del pensionamento universitario in poi, fu primario presso la Clinica Mediterranea, casa di cura convenzionata fondata dal suocero, Alfonso Giovanni Chiariello e diretta per decenni dalla moglie Paola prima e dalla figlia Celeste dopo; dal 2006, assunse anche la carica di Direttore Scientifico dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) MultiMedica di Milano, segno della continuità del suo impegno nella ricerca biomedica anche oltre l’età accademica e al di fuori del contesto napoletano.
L’impegno politico e istituzionale
Accanto alla carriera medica e accademica, Condorelli svolse un’intensa attività politica e istituzionale, prevalentemente legata ai temi della sanità. Eletto nelle file della Democrazia Cristiana, fu senatore della Repubblica per tre legislature consecutive — la IX, la X e l’XI — rimanendo in carica dal 1983 al 1994. La sua regione di elezione fu la Campania. Fu promotore di diversi disegni di legge su argomenti di grande rilevo sanitario.
La sua competenza in materia sanitaria trovò un naturale sbocco nell’incarico di governo: dal 23 gennaio 1995 al 16 maggio 1996 fu Sottosegretario di Stato per la Sanità nel Governo Dini, l’esecutivo tecnico guidato da Lamberto Dini. Anche dopo la conclusione dell’esperienza parlamentare, Condorelli continuò a contribuire alle politiche sanitarie nazionali: ricoprì più volte la carica di Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, il principale organo consultivo del Ministero della Salute, e dal 1996 al 2006 presiedette il Forum della Ricerca Biomedica del CENSIS.
Riconoscimenti ed eredità
Nel corso della sua carriera Condorelli ha ricevuto importanti riconoscimenti pubblici, tra cui la Medaglia d’oro al merito della Sanità pubblica e l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana. Fu inoltre presidente della Società Italiana di Medicina Interna.
Alla sua morte, avvenuta a Napoli il 4 marzo 2011, la stampa nazionale ne sottolineò la fama internazionale come cardiologo e il ruolo di punto di riferimento per la medicina del Mezzogiorno. La sua eredità sopravvive non solo nella vasta produzione scientifica, ma soprattutto nella scuola di clinici e ricercatori che contribuì a formare. Mario Condorelli ha vissuto in un periodo in cui la complessità delle specialità mediche si allargava sempre di più e le tecnologie mediche compivano passi da gigante. Consapevole che lo scibile medico progrediva in modo logaritimco e che il centro della conoscenza medica dal dopoguerra si era oramai spostato negli Stati Uniti d’America, Mario Condorelli ha incoraggiato i suoi collaboratori a recarsi per periodi pluriannuali presso istituzioni accademiche d’oltreoceano di presigio, per riportare poi presso la sede accademica federiciana innovazione scientifica e tecnologica. Egli quindi ribalta la prospettiva che spesso dominava nell’accademia italiana: è il discente che insegna al maestro e non viceversa.
La figura di Mario Condorelli rappresenta un esempio di quella tradizione, tipica della medicina accademica italiana del Novecento, in cui l’eccellenza clinica e scientifica si intreccia con l’assunzione di responsabilità pubbliche: dal letto del paziente alla cattedra universitaria, fino alle aule del Parlamento e agli organi di governo della sanità nazionale. La semplicità e l’affabilità erano le doti umane che distinguevano Mario Condorelli.
Testo di Gianluigi Condorelli
