SOCIETà ITALIANA DI CARDIOLOGIA

LA STORIA DI UN RICONOSCIMENTO DI ECCELLENZA


Molte società scientifiche hanno da tempo istituito differenti figure fra i propri soci, al fine di riconoscere diversi livelli di impegno culturale-scientifico e di stimolare il desiderio di crescita. Il termine Fellow è quello abitualmente impiegato come segno distintivo. L'American College of Cardiology, ad esempio, ha tre categorie di Soci: Member, Associate Fellow, Fellow.
La Società Italiana di Cardiologia ha ugualmente avvertito la necessità di introdurre una figura distintiva fra i propri soci, conferendo ad essa un titolo con una valenza squisitamente accademica, in coerenza con le proprie finalità istituzionali. Ciò in conseguenza anche dell'aumento del numero di soci ordinari, per la politica di apertura ai giovani. Era necessario cioè identificare persone di eccellenza per una qualificazione della appartenenza societaria e per mantenere elevate ed espandere le qualità dottrinali della Cardiologia Italiana nello scenario nazionale ed europeo.

A chi riservare questo riconoscimento? Come identificare i potenziali candidati? Quali criteri di merito? Quale veste assegnare al Diploma? Quale nome impiegare? Si è ritenuto che:

a) Viste le peculiari caratteristiche di impegno culturale della SIC, le credenziali di merito non potessero che essere scientifiche, ovvero il titolo andasse riservato a soci (quindi già appartenenti alla SIC) che si fossero distinti per eccezionali contributi di conoscenza nelle scienze cardiovascolari, e il cui prestigio fosse già riconosciuto dalla Comunità Scientifica Internazionale.

b) Il titolo ben si addicesse a persone relativamente mature, che non avessero ancora raggiunto i vertici della carriera accademica, e fra coloro che fossero in possesso di specializzazione in Cardiologia e/o Dottorato di Ricerca.

c) I criteri di merito dovessero essere basati sulle pubblicazioni (lavori per extenso in riviste con Impact Factor, libri o capitoli su libri) e letture internazionali per invito.

d) L'identificazione degli eventuali candidati non potesse essere appannaggio del Consiglio Direttivo né tanto meno di autoreferenzialità. Si è pertanto scelto la via delle segnalazioni accompagnate dal curriculum vitae.

Rimaneva da scegliere il nome da dare a questa nuova figura. Il termine Fellow significa semplicemente socio e non ha nulla di distintivo ed è alquanto abusato. Si è cercato un termine che sottolineasse il carattere di studioso, erudito, della persona alla quale assegnare il riconoscimento. Volendo pescare nella nostra lingua madre, il latino, erano a disposizione eruditus o doctor, quest'ultimo inteso nel significato docente (da docere). Alla fine, anche per un significato universale facilmente intuibile dalla comunità scientifica internazionale, la scelta è caduta su "Scholar" che in inglese significa appunto "studioso".
Si è steso quindi il regolamento. Per non inflazionare il titolo e in considerazione del suo carattere di eccellenza, si è voluto porre un tetto massimo di cinque nuovi Scholars per anno.
Originale è stata infine la stesura del testo del diploma: si è voluto, infatti, che fosse in lingua latina. Ci è venuto in soccorso un famoso latinista, il Prof. Emilio Pianezzola, Ordinario di Letteratura Latina dell'Università degli Studi di Padova. La Società Italiana di Cardiologia è stata tradotta Italorum Societas Cardiologica, un accettabile modernismo. Al nome Professor, riferito in questo caso al Presidente della Società, si è preferito Magister at Praeses. Lo studioso di eccellenza, cui conferire il titolo, viene in latino chiamato Eruditus (in inglese Scholar).



Prof. Gaetano Thiene

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GLI "SCHOLARS IN CARDIOLOGIA" DELLA SIC